PERCHÈ IL CASHMERE È COSÌ SPECIALE
Una capra produce circa 150–200g di fibra all’anno, da qui la sua rarità e il suo valore elevato.
La fibra di cashmere ha una struttura cava al microscopio, che trattiene l’aria al suo interno e funge da isolante naturale: trattiene fino a 8 volte più calore rispetto alla lana di pecora a parità di peso. Questo lo rende ideale per ambienti freddi pur rimanendo leggerissimo da indossare.
Il cashmere non surriscalda: mantiene la temperatura corporea costante, evitando l'effetto “boil and freeze” di molte fibre sintetiche. È quindi perfetto sia in inverno profondo (come strato base o maglia pesante) che nelle mezze stagioni, se usato in filati più leggeri o blend.
Traspirabilità eccellente - La fibra lascia traspirare la pelle, favorendo la dispersione dell’umidità. Il comfort è massimo anche per chi, ad esempio, cammina molto o viaggia spesso, perché la pelle rimane asciutta e il corpo equilibrato.
I PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI DI CASHMERE
MONGOLIA: Il cashmere più apprezzato al mondo per purezza e lunghezza.
Zona di produzione: steppe centrali e nord-orientali (Dornogovi, Gobi-Altai, Arkhangai)
- Altitudine: 1.000–1.500 m
- Clima: continentale, inverni fino a –40°C
- Fibra: molto fine (15–16 micron), lunga, lucente, chiara (bianca o beige naturale)
La Mongolia rappresenta circa il 30–35% del cashmere mondiale in termini di qualità (ma meno in quantità).
Le fibre sono spesso non tinte, e lavorate localmente da aziende come Gobi Cashmere.
CINA (Inner Mongolia): Il più grande produttore al mondo di cashmere.
Zona di produzione: province interne (Nei Mongol, Gansu, Ningxia)
- Altitudine: variabile, tra 600 e 1.800 m
- Fibra: molto variabile in qualità — da 14,5 fino a 19 micron
La Cina produce circa il 65–70% del cashmere globale, ma non tutto è top grade.
La differenza principale è tra filiera industriale (mass market) e piccoli allevamenti di qualità.
Le grandi filature come Consinee Group operano in Cina con ampia gamma di filati.
INDIA – Kashmir, Ladakh: Culla storica del termine “cashmere”, patria della pashmina.
Zona di produzione: altopiani del Ladakh e del Kashmir
- Fibra: tra le più sottili al mondo (12–14 micron) ma più fragile
- Tradizione: tessitura manuale, scialli ricamati a mano
La pashmina è un cashmere ultraleggero, spesso lavorato in forma di stola/scialle, con grande valore artigianale. È meno diffuso nella maglieria moderna perché poco adatto alla filatura meccanica.
AFGHANISTAN / IRAN / PAKISTAN: Cashmere rustico, resistente, con buona termicità.
- Clima: montuoso e arido
- Fibra: leggermente più spessa, spesso usata in blend o per capi non luxury
- Utilizzo: cashmere cardato o rigenerato
Qui la filiera è meno strutturata, ma si trovano stock interessanti a prezzi più accessibili.
Vengono impiegati anche per produzione di cashmere rigenerato e filati misti.
Nota importante sulla tracciabilità
A livello globale, solo una piccola parte del cashmere è tracciato: le fibre si mescolano spesso nei processi di raccolta, trasporto e filatura.
COME SI PRODUCE IL CASHMERE
Il ciclo produttivo include:
-
Pettinatura in primavera
La fibra viene raccolta manualmente nel periodo naturale di muta, senza stress per l’animale.
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Cernita manuale
Solo le fibre più lunghe e sottili vengono selezionate, determinando finezza e valore del filato.
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Lavaggio e sgrassatura
Rimuove impurità e lanolina preservando elasticità, morbidezza e proprietà isolanti.
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Pettinatura industriale
Allinea e uniforma le fibre, eliminando quelle corte che comprometterebbero la qualità.
-
Filatura e tintura
Trasforma la fibra in filato stabile, definendo resistenza, resa cromatica e durata nel tempo.
Ogni passaggio influenza la qualità del filato finale.
IL CASHMERE RIGENERATO
Il cashmere rigenerato è la risposta della filiera tessile a un’esigenza sempre più pressante: produrre in modo sostenibile.
Nasce dal recupero di capi usati o di scarti tessili di produzione. Le fibre vengono rilavorate, separate e trasformate nuovamente in filato.
È una pratica virtuosa dal punto di vista ambientale:
Riduce i rifiuti e prolunga il ciclo di vita della fibra
Richiede meno acqua ed energia rispetto alla produzione ex novo
Incentiva l’economia circolare nel settore moda
Tuttavia, esistono dei limiti oggettivi:
Le fibre recuperate sono più corte, meno elastiche e resistenti
Il filato tende a essere meno compatto, con un maggior rischio di pilling se non lavorato usando tecniche ben precise
La durata nel tempo è inferiore rispetto a un cashmere vergine top grade
Per questi motivi, il cashmere rigenerato è adatto a un consumatore consapevole, ma va sempre comunicato con chiarezza.
Diana Studio, quando sceglie di utilizzare fibre rigenerate, lo fa su capsule dedicate, con trasparenza e tracciabilità, per favorire un’ economia circolare interna finalizzata alla quasi totale eliminazione degli sprechi.
LE MIGLIORI FILATURE DI CASHMERE
Ogni filatura ha una propria identità, e DianaStudio collabora solo con realtà certificate, capaci di coniugare ricerca, estetica e responsabilità.
CONCLUSIONI
Il cashmere è una fibra preziosa, raffinata, ma anche complessa. Non basta definirla “morbida”: bisogna comprenderne l’origine, i limiti, le potenzialità e il valore umano che sta dietro.
Con DianaStudio, ogni capo è una scelta: di materia prima, di filiera, di tempo dedicato alla costruzione del prodotto. In un mercato in cui il termine “cashmere” è spesso abusato, la conoscenza diventa il primo atto di sostenibilità.
Raccontare la verità sul cashmere è un gesto di rispetto verso chi lo indossa — e verso chi, ogni giorno, lavora per renderlo eterno.


